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La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione della violenza contro le donne e contro gli abusi domestici, siglata nella città turca nel maggio del 2011, è ormai parte dell’ordinamento giudiziario del nostro Paese; Governo e Parlamento sono attualmente a lavoro su i provvedimenti applicativi e il reperimento di risorse adeguate.
La stessa è stata già ratificata da altri quattro paesi ma affinché entri in vigore ha bisogno della ratifica di dieci paesi, di cui almeno otto stati membri del Consiglio d’Europa. È estremamente importante in quanto è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giudiziario completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Più precisamente, la finalità è quella di porre in essere “misure legislative e di altro tipo necessarie per esercitare la debita diligenza nel prevenire, indagare, punire i responsabili” in un’ottica di collaborazioni internazionali, oltre che locali.
La Convenzione riconosce difatti “con profonda preoccupazione che le donne e le ragazze sono spesso esposte a gravi forme di violenza, tra cui la violenza domestica, le molestie sessuali, lo stupro, il matrimonio forzato, i delitti commessi in nome del cosiddetto "onore" e le mutilazioni genitali femminili, che costituiscono una grave violazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze e il principale ostacolo al raggiungimento della parità tra i sessi”.
Ed è per questo che prevede un vasto e organico quadro di interventi volti a prevenire la violenza, proteggere le vittime e punire i colpevoli. L’attuazione della stessa pone così la urgente necessità di interventi di natura culturale oltre che misure di protezione e sostegno, come innanzitutto aumentare il numero delle case rifugio per le donne e i bambini vittime e testimoni di maltrattamenti e violenze.

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