L’8 marzo ci ricorda che la parità tra donne e uomini non è affatto una realtà consolidata. L’indiscutibile utilità di giornate come questa, e come il 25 novembre (Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne), è infatti il riflesso di un’immaturità culturale ancora dilagante in società che si professano avanzate. Sarebbe anzi il caso di interrogarsi su cosa intendiamo solitamente per società avanzata. Tecnologicamente? Economicamente? Questo certamente, sì. Ma proprio da qui nasce un equivoco. Giacché ciò non implica affatto equità sociale, civiltà. Basti pensare, oggi, nel 2026, ai divari economici, al differenziale tra Nord e Sud del mondo che vede appena il 2% della popolazione detenere quasi il 50% della ricchezza globale, e poi a quelli sociali e politici, che alimentano fenomeni migratori devastanti per chi è costretto ad abbandonare la propria terra. Segni anche evidenti nella malnutrizione, nell’analfabetismo, nella scarsa disponibilità di cura mediche, di lavoro, di libertà civili e dignità, e ancora nelle persecuzioni etniche, in un imperialismo schietto e nemmeno più strisciante, nel senso di superiorità che alimenta la volontà di dominio culturale, politico, economico, e sempre, ovunque, di genere. Stereotipi e ruoli di genere sono tutt’oggi ovunque. Dove più e dove meno. In ogni luogo del mondo. Perché su di essi si basa l’asimmetria del potere economico e politico. Asimmetria basata sul sesso biologico. Parlando del nostro Paese, è bene ricordare che un’evoluzione culturale all’insegna del superamento degli stereotipi di genere ha in realtà stentato a decollare fino a pochissimi anni fa. Fino alle riforme degli anni ’70 il marito era ancora considerato “capo della famiglia”, il lavoro femminile “secondario” rispetto a quello maschile e la famiglia veniva intesa esclusivamente come unione eterosessuale orientata alla procreazione. Solo a partire da quegli anni avvennero gli sviluppi normativi che quantomeno aprirono la strada a un certo dibattito incentrato sul tema del genere. Basti pensare che la parità di trattamento di uomini e donne sul lavoro è del 1977, anche se è noto che il differenziale salariale non sia mai stato risolto, mentre il matrimonio riparatore e il delitto d’onore furono abrogati solo nel 1981. Come noto, il primo prevedeva che chi avesse commesso un reato sessuale (come uno stupro) potesse evitare condanne sposando la sua vittima, mentre il secondo attribuiva attenuanti speciali a chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella ritenendo che avessero “disonorato” la famiglia (per adulterio o comportamenti definibili come “immorali”). Come spesso accade, poi, non fu tanto per lungimiranza politica che finalmente la violenza sulle donne venne riconosciuta contro la persona e non contro la moralità pubblica, e cioè il “buon costume”. Il superamento del matrimonio riparatore, che segnò un cambiamento culturale profondo nella società italiana e una prima seria presa di coscienza di massa circa il potere degli stereotipi di genere, lo si deve ad esempio a Franca Viola, una ragazza siciliana che nel 1965 venne rapita e violentata dall’ex fidanzato. Questa ragazza rifiutò il matrimonio riparatore sfidando apertamente la cultura dell’onore e avviò un processo penale che richiamò l’attenzione dei media e che tuttavia portò all’abrogazione di quell’assurda legge solo 16 anni dopo. In questi casi si tratta infatti di processi di natura culturale, e quindi lenti soprattutto se non energicamente sostenuti dalle istituzioni. L’esempio di Franca Viola deve però ricordarci primariamente una cosa: il cambiamento deve partire da noi! E deve essere un cambiamento attivo. Perché già il solo silenzio, e l’indifferenza, sono stretti complici degli stereotipi di genere. Il Comitato Unico di Garanzia del CNR continuerà nel 2026 a promuovere e realizzare attività volte al superamento di questi assurdi, e discriminanti, condizionamenti sociali. A seguire dalla seconda indagine Obiettivo benessere, che abbiamo realizzato nel 2025, dei contest e dei tanti eventi nazionali finora organizzati, proseguirà l’attività di formazione da remoto in collaborazione con l’Unità Formazione e Welfare del CNR, la rilevazione “Bilancio di genere per la comunicazione”, attività multimediali di divulgazione e sensibilizzazione e ogni altra azione idonea al sostegno del benessere organizzativo e relazionale della nostra comunità, con il coinvolgimento attivo di consigliera di fiducia del CNR, vertici e strutture dell’Ente.
L’occasione è lieta per ringraziarvi per la crescente attenzione e partecipazione alle nostre attività.
Nel ricordare infine che sul nuovo sito web del CUG è possibile reperire informazioni circa attività ed eventi sia realizzati sia in cantiere, nonché la brochure di presentazione del Comitato, invito a seguirci anche sui nostri canali social. La parità di genere non è un fatto di genere, ma di civiltà.
Antonio Tintori
Presidente CUG-CNR