20 novembre: i diritti dell’infanzia da non dimenticare

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Infanzia

Sono passati oltre 30 anni dall’adozione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che, per la prima volta, ha riconosciuto i bambini come soggetti aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. Infatti, la Convenzione, approvata il 20 novembre 1989, è stata ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991.
Ogni anno in questa data si celebra la Giornata internazionale tesa a ricordare tali diritti e a incoraggiare “la fratellanza e la comprensione globale tra i bambini”, attraverso attività finalizzate alla promozione degli ideali e degli obiettivi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite.
Tra i diritti menzionati nei 54 articoli compaiono, ad esempio, il diritto al gioco, al cibo, alla salute, all’educazione, alla famiglia, all’uguaglianza. Inoltre, la Convenzione sancisce che i bambini devono poter esprimere la loro opinione esattamente come gli adulti.
Il Comitato Unico di Garanzia del Consiglio nazionale delle ricerche, presieduto dalla dr.ssa Giovanna Acampora, sostiene e incoraggia ricerche e iniziative tese alla conoscenza degli aspetti che possono costituire una minaccia e un rischio per i diritti dei bambini e degli adolescenti. “Sosteniamo tra altri il diritto al gioco”, afferma Giovanna Acampora, presidente del Comitato Unico di garanzia del Cnr. “Nella nostra cultura il gioco viene riconosciuto come uno strumento indispensabile per una crescita sana e armoniosa ma, purtroppo, c’è differenza tra avere la possibilità di praticare una determinata attività ed esercitarne il diritto. In Italia ci sono molte situazioni ambientali e consuetudini educative che impediscono ai bambini di appropriarsi dei loro momenti di gioco. Le attività libere, spontanee e non strutturate sono quelle che i bambini scelgono da protagonisti, spinti dalla curiosità e dai propri interessi. La voglia di giocare liberamente è, infatti, una caratteristica innata dei bambini, che non avrebbero bisogno di indicazioni su come giocare, ma soltanto di tempo e spazio per farlo. Nel nostro Paese mancano spazi naturali e sicuri in cui i bambini possano incontrarsi. La penuria di luoghi e di opportunità educative richiederebbe, un intervento di recupero degli spazi abbandonati e non più sicuri, da restituire il prima possibile all’infanzia. La mancanza di opportunità di gioco libero spinge invece sempre di più verso l’istituzionalizzazione dell’infanzia. Alcune iniziative, come i servizi di ludoteca, cercano di contrastare questa tendenza, ma si tratta di tentativi minoritari, anche se lodevoli e interessanti. Il CUG del Cnr, grazie ad un progetto finanziato dalla Regione Campania e fondi europei, ha sperimentato questa possibilità: quella di avere una ludoteca all’interno dell’Area di Ricerca di Napoli. Un comprensorio di oltre 700 dipendenti, dove per un’intera giornata circa 30 dipendenti a rotazione potevano avvalersi della possibilità di avere team di operatrici dell’infanzia che trattenevano i propri figli in orario di lavoro, con un progetto ludico che ha permesso loro di avere vicino i popri figli in una condizione felice come quella del gioco”.
Recentemente, l’evento “La violenza sui minori - Mostra d’arte Sguardi parlanti”, tenutosi nella Sala del Cenacolo presso la Camera dei Deputati, organizzato dall’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche di Catania (Cnr-Irib), ha tratteggiato le dinamiche del fenomeno.
Paolo Siani, Vicepresidente della Commissione bicamerale ha affermato che il maltrattamento sui minori è un fenomeno sommerso, accresciutosi durante il lockdown, ed è tra l’altro una realtà insopportabile che costituisce una grossa spesa per lo Stato. Una ricerca ha dimostrato che l’Italia spende 13 miliardi l’anno di costi diretti e indiretti per curare i bambini che subiscono in varia misura delle violenze.
Il professor Enrico Parano, responsabile del Cnr-Irib, ha invece offerto il punto di vista preoccupante della ricerca scientifica sul fenomeno: “Noi studiamo nello specifico le anomalie genetiche, che poi si chiamano epigenetiche, perché si verificano sopra, ‘epi’ vuol dire sopra, il Dna dei minori che subiscono maltrattamenti e abusi. È stato dimostrato che la violenza, gli abusi lasciano paradossalmente anche delle tracce, delle firme genetiche, sul Dna del minore con conseguenze devastanti per il suo sviluppo neurologico, per il suo sviluppo biologico, per quello fisico, per quello comportamentale”.
Per saperne di più vedi anche link evento https://www.cnr.it/it/evento/17572; video Cnr-webtv In difesa dell’adolescenza.

Data di pubblicazione
19/11/2021